| ETA' DEI METALLI |
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| ETA' DEL BRONZO ANTICO, MEDIO E TARDO |
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| 1.800-1.200 a.C. |
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Dall'Antica alla Tarda Età del Bronzo Il quadro delta frequentazione umana, che per il periodo Eneolitico si è presentato alquanto lacunoso, si fa più articolato nella successiva Età del Bronzo. Questa viene suddivisa, soprattutto in base alla tipologia degli oggetti metallici, in quattro fasi denominate: Antica, Media, Tarda e Finale. Le prime tre presentano un certo grado di continuità mentre una vera e propria cesura si riscontra attorno al XII secolo a.C., momento in cui si fa iniziare l'Età del Bronzo Finale. Bronzo Antico circa 1.800-1.600 a.C. Vi corrisponde buona parte della "Cultura di Polada" che prende il nome dal sito presso Lonate (BS) in cui venne riconosciuta per la prima volta. È ancora controverso il problema dei rapporti tra questo periodo e la presenza del Vaso Campaniforme nella nostra regione. È certo comunque che i rapporti con i territori a Nord delle Alpi e dell'Europa Centrale si fecero ora più intensi. Essi sono chiaramente attestati dalle importazioni di numerosi oggetti di bronzo (asce, pugnali, ecc.) di foggia europea e dall'instaurarsi di quella corrente di traffico detta "via dell'ambra" che porterà questo prezioso materiale dal mare del Nord fino all'Egeo (Scheda 16); attraverso la penisola italiana. Tra gli oggetti bronzei più caratteristici si distinguono le ' asce a margini rialzati, il pugnaletto triangolare (Scheda 15)con tallone arcuato e i collari o torques a capi aperti. La ceramica è di qualità piuttosto scadente, con superfici nerastre su cui compare raramente la decorazione ottenuta con la tecnica dell'incisione (Scheda 11 - Scheda 13). Le forme più caratteristiche sono l'anfora globulare, il boccale con ansa a gomito e gli scodelloni. Nel piadenese i principali siti di questa età sono quelli di Campo Fitti e dei Lagazzi (Scheda 10 - Scheda 12). Bronzo Medio circa 1.600-1.300 a.C. Corrisponde al periodo di maggior sviluppo in Emilia dei siti terramaricoli ed è un momento di grande espansione demografica attestata dall'infittirsi degli insediamenti in tutta la Lombardia. II nostro territorio, posto ad oriente del corso del fiume Oglio, partecipa alla cultura terramaricola che è principalmente attestata nel sito del Castellaro (Scheda 19). Tra i bronzi appaiono le prime spade mentre la forma dell'ascia si modifica soprattutto per quanto riguarda i margini rialzati che ora sono limitati alla parte mediana dell'ascia. Ma le caratteristiche più salienti di questo periodo si ritrovano nella ceramica che presenta ora vari tipi di anse lunate o cornute, decorazioni a solcature e olle biconiche con bugne poste sul massimo diametro e scodelli con anse a tunnel (Scheda 20 - Scheda 14) Bronzo Tardo circa 1.300-1.200 a.C. Vi corrisponde, soprattutto per la tipologia dei bronzi, la cultura di Peschiera, una palafitta posta sulle rive del lago di Garda. Le asce presentano ora delle alette laterali mentre continuano ad essere presenti le spade e appaiono per la prima volta il coltello e la fibula. La ceramica è ancora caratterizzata da una tipologia molto varia delle anse tra cui quelle terminanti a protome animale e quella cilindro-retta. Pur essendo questa fase ben attestata in numerosi siti del Cremonese e del Mantovano, finora scarsa documentazione è stata trovata nel nostro territorio (Scheda 25): una spada da Voltido e alcuni reperti dal Castellaro che fanno ritenere che in esso la vita si sia protratta fino al Bronzo Tardo. Se attraverso lo studio della tipologia dei bronzi e delle ceramiche è stato possibile distinguere periodi ben caratterizzati all'interno dell'Età del Bronzo, non è sempre possibile fare altrettanto per tutti gli altri aspetti della cultura materiale e spirituale. Durante l'Antica Età del Bronzo la lavorazione del metallo sembra sia stata riservata ad alcuni artigiani specializzati e che ' essi stessi o altri "venditori ambulanti" raggiungessero i vari villaggi per commerciare prodotti finiti con le comunità che non erano ancora in grado di produrli autonomamente (Scheda 15). A questo tipo di commercio deve essere attribuita la frequenza con cui vengono ritrovati "ripostigli" di oggetti di bronzo: veri e propri "tesori" che erano stati nascosti e non più recuperati. Nascosti per motivi religiosi o, più verosimilmente, per motivi di instabilità sociale che portavano ad occultare gli oggetti preziosi per salvarli da razzie. Tali ripostigli rappresentano un importante dato archeologico perché permettono di osservare L'associazione dei vari tipi in uso in un dato momento e, attraverso le caratteristiche chimiche della lega bronzea, consentono di individuare il luogo di provenienza degli oggetti. Soltanto durante il Bronzo Medio e soprattutto nel Bronzo Tardo gli oggetti metallici vennero prodotti all'interno di ogni insediamento (Scheda 24). L'economia durante tutta l'Età del Bronzo era prevalentemente agricola e l'uso dell'aratro è attestato già a partire dal Bronzo Antico. Grande importanza continuò ad avere L'allevamento di animali domestici (bovini, suini, ovini) e grande sviluppo ebbero le attività di .filatura e tessitura attestate dal ritrovamento di numerose fusaiole e pesi da telaio (Scheda 18). È documentato anche lo sviluppo della lavorazione del legno (vasi, utensili vari, imbarcazioni), dell'osso e del corno dai quali vennero ricavati oggetti d'ornamento e strumenti da lavoro (Scheda 17). Il rito funebre non è sempre ben documentato (Scheda 21 - Scheda 22). Delle fasi più antiche si conoscono poche inumazioni con defunto in posizione distesa, mentre a partire dal Bronzo Medio si diffonde il rito della cremazione con le ceneri del defunto contenute entro urne sepolte nel terreno. Un tale cambiamento nel rito funebre, insieme alle modificazioni che si riscontrano nelle ceramiche, e l'introduzione del ' cavallo sono quasi certamente da attribuire all'arrivo di nuove popolazioni. Gli abitati caratteristici dell'Età del Bronzo sono le palafitte e le terramare (Scheda 23). Le palafitte sono villaggi di capanne costruite su un impalcato ligneo sorretto da pali verticali. Esistono diverse tipologie, da quelle sicuramente poste al di sopra di un bacino idrico a quelle sorte sulle sponde di tali bacini, con caratteristiche di "bonifica". Tali insediamenti sono concentrati nelle zone prealpine in prossimità di laghi e paludi. La stessa preferenza per le "zone umide" si riscontra anche negli insediamenti di pianura che, come quello dei Lagazzi e di Ca' de' Cioss, sono ubicati in zone di . ' bassura invase da piccoli bacini idrici. Da questa regola si discostano solo gli insediamenti di Campo Fitti e di S. Salvatore di Ostiano (CR) che, al contrario, sono situati su lievi rialzi morfologici e sono caratterizzati da strutture a pozzetto. Entrambi sono databili ad un momento molto antico dell'Età del Bronzo(Scheda 12 - Scheda 10). Le terramare, più frequenti in Emilia che in Lombardia, sono invece abitati circondati da un fossato e da un aggere, costituiti da capanne che sorgevano su rialzi artificiali del terreno ottenuti con accumuli di terra e materiale vegetale trattenuti e consolidati da serie di pali infitti verticalmente nel terreno. Nel Cremonese vi erano anche abitati, come quello di Spineda, circondati da un fossato e con fondi di capanne ovaleggianti. I motivi che indussero le popolazioni dell'Età del Bronzo a costruire tipi così complessi di abitati è ancora lontano dall'avere una risposta universalmente accettata. Molte sono le teorie e ancora troppo poche le indagini esaustive sui vari insediamenti che potrebbero far luce sul problema. Indubbiamente le ipotesi più deboli sono quelle che invocano necessità di difesa da animali predatori o da nemici, mentre appaiono molto più convincenti quelle che cercano la soluzione nel bisogno, da parte dell'uomo, di modificare le situazioni ambientali a proprio vantaggio. |
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