| L'ETA' STORICA |
|
| L'ETA' ROMANA E BARBARICA | |
| 218 a.C. - 618 d.C. |
|
Piadena e il suo territorio subiscono un profondo mutamento con l fondazione, nel 218 a.C., di Cremona, prima colonia latina a nord del Po. L’insediamento nel cremonese di 6.000 coloni fu una mossa politico-militare volta a tenere sotto controllo i Galli, che avrebbero potuto stabilire alleanze pericolose con Annibale. L’atto di fondazione comportava una graduale organizzazione e divisione in ppezzamenti di grandi dimensioni (centuriae), a loro volta ulteriormente divisi in piccoli lotti che venivano assegnati ai singoli coloni. Con questa prima suddivisione, il Cremonese venne, secondo alcuni studiosi, diviso in centuriae standard di 20x20 actus (m 710x710), ciascuno contenente otto appezzamenti di 25 iugeri (6 1/3 ettari), ovvero, secondo altri, già in centurie anomale di 21x20 actus. Certe zone non venivano centuriate per motivi pratici, come la presenza di aree umide e soggette al allagamenti. Di queti piccoli poderi o ville rustiche, abitazioni di coloni, l’indicazione esteriore è oggi fornita dalla presenza di piccoli dossi, sparsi un po’ ovunque nel Piadenese come altrove. In tali antichi siti abitativi si sono conservati resti di oggetti legati alla vita di tutti i giorni – frammenti ceramici e vitrei, embrici, intonaci dipinti e altri oggetti – che consentono di valutare il periodo d’uso di un edificio preesistente e il tenore di vita dei suoi abitanti (Scheda 34). L’avvenuta organizzazione della colonia latina, di fatto una piccola repubblica alleata a Roma, non ondusse tuttavia a un periodo di pace. Nel 200 a.C. si ebbe un’altra rivolta dei Galli, che assediarono le due colonie sorelle di Cremona e Piacenza. L’intervento di Marco Claudio Marcello riportò l’ordine, ma le perdite subite dovettero essere abbastanza pesanti, dal momento che si ha notizia di un nuovo invio di coloni nel 197 a.C. per sotituire quelli scomparsi durante l’insurrezione. L’importanza strategica di Cremona viene ancora una volta sottolineata dalla costruzione nel 148 a.C. di un tratto della via Postumia, che da Genova raiungeva Cremona passando da Bedriacum (l’odierna Costa di S. Andra a Calvatone), dividendosi indi in due tratti, uno verso Aquilea passando per Verona, l’altro per Mantova via Ostiglia. In effetti si pensa che la Postumia servisse a scopi soprattutto mlitari e non commerciali, dati i costi elevati del trasporto via terra rispetto al trasporto fluviale, da tempo assai sviluppato nella zona (Scheda 32). E’ con la costruzione della Postumia che sorse presumibilmente il piccolo centro (vicus) di Bedriacum, cittadina impiantata con ogni probabilità a fini commerciali per la sua posizione felicemente vicina al corso dell’Oglio. Questo fiume che, attraverso il Po, metteva il Cremonese in comunicazione con l’Adriatico e con i ricchi porti di Aquilea e di Ravenna, era navigabile da secoli e doveva essere una via di trasporto estremamanete frequentata: basti pensare alla presenza di ambra importata dal Baltico trovata in contesti della Cultura di Polada ai Lagazzi (Scheda 16) e al rarissimo frammento di anforone etrusco-corinzio importato dall’etruria meridionale e rinvenuto lungo l’Oglio vicino a Quinzano. La vivacità degli scambi fluviali è naturalmente documentata anche per l’età romana, per la quale si riscontrano numerosissimi oggetti d’importazione, ad esempio anfora vinarie presumibilmente provenienti da Rodi (Scheda 33), contenitori vitrei per profumi forse da Aquilea e anfore contenenti con ogni probabilità il garum, la famosa salsa di pesce prodotta in Africa. La presenza di tali prodotti pregiati è anche indicativa dell’alto tenore di vita degli abitanti della zona. L’ottima posizione strategica della Lombardia non sfuggì a Giulio Cesare, tanto che nel 49 a.C. i Cremonesi ottennero la cittadinanza romana e la città divenne colonia a tutti gli effetti. Nel 40 a.C., Cesare aveva bisogno di nuove terre per i suoi veterani e il Cremonese venne, secondo alcuni studiosi, centuriato una seconda volta in centurie da 21x20 actus, in modo da permettere la costituzione di appezzamenti di diversa misura (30, 35 o 70 ugeri), secondo la posizione sociale del colono. Pare che, a partire da questo momento, si passi gradualmente da un’agricoltura di sussistenza alla formazione del latifondo agricolo condotto da terzi. I disagi creati da questa ridistribuzione dei terreni, in seguito perpetrata anche da Augusto, dovettero essere molto sentiti, dal momento che lo stesso Virgilio se ne lamenta amaramentte nelle Bucoliche. Con l’età di Augusto, Cremona venne a far parte amministrativamente della Regione Decima – Venetia et Histria. Nel fecondo momento della Pax Augusta, la Lombardia si trasformò da roccaforte militare in mediatore commerciale di prodotti locali ed importati dall’Adriatico verso le Gallie (Scheda 35). Tale momento di floridezza economica continuò sino al 69 d.C., quando le lotte civili fra Ottone e Vitellio crearono un clima di insicurezza e di crisi (Scheda 38). Nei pressi di Bedriacum e di Cremona si ebbero due battaglie importanti; la prima vide la sconfitta e la resa delle truppe di Ottone, il quale – in seguito a tale disonore – si suicidò a Brescello. L’esercito romano d’Oriente, rimasto insoddisfatto dal trattamento offerto da Vitellio, gli contrappose come rivale Vespasiano. Prima della seconda battaglia, Bedriacum venne fortificata dagli eserciti flavi, mentre Cremona diventa roccaforte vitelliana. Tacito narra che, con la sconfitta dei vitelliani, Cremona fu assediata, espugnata, saccheggiata per quattro giorni di seguito e infine data alle fiamme. Vespasiano riportò la pace e diede luogo a una campagna di ricostruzione edilizia della Lombardia (Scheda 39). Le notizie storiche per il Medio Impero sono piuttosto scarse. Si sa che la Cisalpina, a partire dalla seconda metà del II sec. d.C., divenne teatro di vasti movimenti di gruppi appartenenti a popolazioni barbariche. Le testimonianze archeologiche del Cremonese sono piuttosto isolate, ma la sensazione di insicurezza che dovette essere la caratteristica di questo periodo è testimoniata dal ritrovamento di tesoretti di monete (indice di fuga o di profondi sconvolgimenti sociali) come quello di Grumello, composto da antoniniani del III sec. d.C.. Bedriacum, pur rispettando la generale crisi subita dalla Lombardia, come dimostra la relativa scarsità di manufatti ritrovati, continua tuttavia a mantenere una certa vivacità commerciale (Scheda 40). Nel nostro caso, è indicativa la presenza di vetri, di lucerne e di ceramica importata dall’Africa (Scheda 42). Ancora una volta, il perno di questo relativo benessere è da imputarsi al traffico fluviale sull’Oglio. Molto interessante a questo proposito è la presenza, lungo le rive del fiume, di necropoli tardo-romane con arredi piuttosto ricchi a Canneto, Robecco e Quinzano. La Cisalpina gode di un momento di ripresa nel IV sec. d.C. con l’insediamento di graziano a Milano, nuova capitale dell’Impero Romano d’Occidente (Scheda 43). L’ultima testimonianza archeologica a Bedriacum indica che il sito venne frequentato dagli Ostrogoti nel corso del primo trentennio del VI secolo (Scheda 44), e la loro presenza sembra essere dovuta ad esigenze difensive. Teodorico, come già altri prima di lui, aveva intuito l’importanza strategica della pianura padana. Inoltre, si era reso conto di quanto fosse indispensabile il risanamento agricolo per il benessere generale. Un’accorta politica di bonifiche e sgravi fiscali diede il via a una breve ripresa economica che dovette dare un po’ di respiro a tutta l’economia cremonese. Ma la situazione precipita con la morte di Teodorico; l’agricoltura subisce un duro colpo per l’insicurezza generata dai contrasti di potere, e il pesante sistema fiscale instaurato dai bizantini finisce per darle il colpo di grazia. Si ritiene che lo standard di vita in pianura in epoca bizantina fosse sceso a livelli veramente bassi. L’ultima testimonianza di questo periodo ci proviene da reperti longobardi, verosimilmente da corredi tombali maschili, provenienti da uno scavo non documentato a San Paolo Ripa d’Oglio. |