1971: L'INCARICO DEL SINDACO

Io arrivai ad occuparmi del Museo nel 1971. Mio padre era stato eletto nel '70 Sindaco di Piadena, nessuno in quel momento s'impegnava in modo costante e continuato a lavorare in Museo. La Regione Lombardia in quell'anno aveva stanziato due milioni di lire in favore del funzionamento di questa struttura, non sapendo a chi rivolgersi mio padre si rivolse a me. Ricordo ancora le sue parole, mi disse: "...Tu sei in paese la persona che per studi è la più vicina all'Archeologia, pertanto datti da fare, vedi tu cosa puoi combinare...", io a quel tempo d'Archeologia conoscevo solo le grandi civiltà che si studiano nelle scuole ad indirizzo artistico, la mia specializzazione era la pittura e da nove anni insegnavo alle Medie di Piadena Educazione Artistica, perciò ero molto ignorante riguardo a molte culture presenti nel nostro Museo, accettai di fare la volontaria un po' per incoscienza e anche per fare un piacere a mio padre.

QUELLE VETRINE POLVEROSE...

La prima volta che entrai in Museo rimasi sconcertata, le vetrine erano tutte aperte, polvere tutt'attorno, alcuni piani delle vetrine erano caduti a causa della poca solidità delle vetrine stesse, fortunatamente senza provocare danni; seppi poi che era venuta un'inviata della Soprintendenza a controllare l'inventario e a siglare il materiale non inventariato, terminato il lavoro non si era preoccupata di far chiudere le vetrine, da qui lo sfacelo; fortunatamente i piadenesi sono gente onesta e non mancava nessun pezzo. Con il contributo regionale del 1971, facemmo costruire da un falegname locale 10 vetrinette che funzionano perfettamente ancora oggi e sostituimmo quelle più malandate, dico sostituimmo perché si stava compattando attorno al Museo un nuovo gruppo di volontari e anche quelli del vecchio gruppo rimasti, si riavvicinarono.

IL NUOVO STATUTO

La fortuna del nostro "Antiquario Platina", fu che nel 1974 gli archeologi Bernardo Bagolini e Paolo Biagi vennero a studiare i pochi materiali Neolitici esposti in museo. Essi avevano già studiato i materiali del Vho di Piadena, conservati a Roma al Museo Pigorini, a Milano al Museo del Castello, a Cremona, a Viadana e a Casalmaggiore. Questi studiosi erano molto disponibili, ne approfittammo chiedendo loro di suddividerci cronologicamente i materiali preistorici e sotto la loro guida disponemmo detto materiale nelle nuove vetrine. Gli stessi inoltre ci consigliarono di prendere contatto con altri musei per avere informazioni sul piano amministrativo. Il Museo necessitava di uno statuto, che regolasse il suo funzionamento e che fosse un po' più articolato di quello esistente alla sua fondazione, che includesse giuridicamente la figura centrale del gruppo di ricerca. Così provvedemmo e nel 1976, il 17 febbraio, facemmo approvare dal consiglio comunale un nuovo statuto che comprendeva l'assemblea dei soci iscritti al gruppo di Ricerca del Museo.

 


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