I PRIMI SCAVI STRATIGRAFICI NEL CAMPO CERESOLE DI VHO

Ritornando al discorso iniziale, questi archeologi provenienti dal Museo di Scienze Naturali di Trento, erano interessati ad eseguire un saggio di scavo nelle zone Neolitiche del Vho di Piadena già individuate nel 1800 e noi più di loro. Il professor Bagolini era il direttore del Museo di Trento, il dottor Biagi a quel tempo era assistente all'Università di Genova, ora è docente all'Università di Venezia, allora collaborava con Bernardo Bagolini, che purtroppo, con nostro gran dispiacere, è deceduto. Il primo saggio di scavo iniziò il 4 novembre sotto l'acqua battente, era finanziato dal nostro Museo e da quello di Trento. La zona scelta era il campo Ceresole proprietà della cascina Ronchi in zona San Lorenzo di Vho di Piadena, il cui proprietario è il signore Ottorino Bertoletti. Iniziava così da noi, il primo scavo stratigrafico di un sito preistorico, dopo le prime ricerche ottocentesche del Castelfranco e del Patroni, coadiuvati: dal Locatelli, dall'Orefici e da altri studiosi lombardi. Questi studiosi ottocenteschi sono considerati tra i primi ricercatori della storia dell'Archeologia Italiana.

LA COLLABORAZIONE CON GLI ARCHEOLOGI DI TRENTO

L'amico Ottorino, da sempre appassionato di preistoria, ci lasciò scavare nel campo Ceresole e lasciò che depositassimo nella sua cascina tutto il materiale da scavo, ci portava anche bevande calde e panini. Il gruppo di scavo si componeva di cinque volontari del museo di Trento che già da qualche tempo lavorava con gli archeologi prima citati, da tre volontari della appena costituita Mostra Permanente di materiali archeologici di Casalmaggiore quali: il professor Brunivo Buttarelli, la professoressa Ornella Anversa e il signor Arcangelo Pirovano che avevano nel 1970 recuperato del materiale Neolitico in zona San Lorenzo di Vho di Piadena. La nostra zona non era sufficientemente coperta come controllo e loro arricchirono così la loro raccolta archeologica. Dopo un primo momento d'attrito, superammo le incomprensioni e costruimmo insieme ottimi rapporti di collaborazione. Del gruppo del nostro Museo, in modo continuato partecipavamo: io Amarilli Corghi e la professoressa Liliana Bonseri, le uniche libere di pomeriggio perché insegnanti. Allora si lavorava anche il sabato e la domenica e così si univano a noi altri componenti del gruppo. I soldi erano pochi e servivano solo per quelli di Trento, per le spese dello scavo e delle analisi. Tutti gli altri partecipanti allo scavo, si pagavano da loro la benzina consumavano, al limite restavano a mangiare il pranzo che a turno ci cucinavamo, così abbiamo continuato a fare anche in seguito.

1975: FERMI GLI SCAVI, SI ORGANIZZA IL MAGAZZINO

Nel 1975 non si scavò, intanto noi di Piadena ci organizzavamo, il Museo necessitava di un suo magazzino dove depositare i materiali da conservare e da non esporre, inoltre serviva spazio per gli attrezzi da scavo, di cui ci andavamo dotando: secchi, badili, cazzuole, votazze, cariole, assi ecc. Il Comune ci offrì di utilizzare il seminterrato a botte, noi accettammo ma dovemmo arrangiarci a vuotarlo del rottame che negli anni si era accumulato. Questo lavoro di pulizia lo feci io con i miei alunni della Media G.M. Sacchi di Piadena che si erano offerti di aiutarmi, per qualche ora di pomeriggio. Cominciammo ad insaccare ingenti quantità di carta mezza marcia, lì abbandonata dopo il riordino dell'archivio comunale. Tenemmo alcune vecchie scansie, poi gli operai del Comune portarono via il materiale più pesante e noi il resto.

 


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