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SETTEMBRE 1976:
GRAZIE A "UNA VERA CAMPAGNA DI SCAVO" EMERGE LA VENERE
BICEFALA
Dato che i
risultati di questo primo saggio del '74 dimostravano chiaramente che
avevamo centrato il villaggio, nel Settembre del 1976 fu organizzata una
vera campagna di scavo che durò una ventina di giorni di lavoro
continuato, si può dire dall'alba al tramonto, oppure da quando le
zanzare andavano a dormire a quando si svegliavano. Eravamo sistemati in
un appartamento che il signor Ottorino Bertoletti ci aveva messo a
disposizione nella sua cascina e che noi del gruppo di Piadena, avevamo
arredato con mobili recuperati in giro, avevamo preparato lo scavo e
aperto a forza di badile sei macchie nere, in pratica quelle zone dove
l'aratro aveva intaccato lo strato antropico sottostante, togliemmo
tutto il livello d'arativo e si disegnarono così le forme delle macchie
che si trovavano sotto. Solo a questo punto arrivarono quelli di Trento.
Il gruppo di scavo era lo stesso, meno quelli di Casalmaggiore che
essendo impegnati venivano quando potevano; si erano aggiunti due
volontari di Canneto: Ferrari e Sarzi, due studenti di Cremona, di cui
ora mi sfugge il nome, saltuariamente collaboravano i fratelli
Anghinelli del Museo di Viadana e il professor Mino Perini, allora
Conservatore del Museo di Remedello, tutti amici di Bernardo Bagolini e
poi diventati anche nostri amici. La ricerca fu fruttuosa, infatti,
oltre ai numerosi dati e oggetti recuperati trovammo la Venere Bicefala,
essendo frammentata per la verità, quando la ritrovammo, pensammo che
si trattasse di frammenti di due veneri diverse, ma una volta ripuliti i
pezzi, scoprimmo che combaciavano perfettamente e solo in quel momento
ci rendemmo conto che la statuetta aveva due teste. Immaginate la
sorpresa e l'emozione per un ritrovamento così importante e strano.
L'anno successivo si decise di effettuare un primo scavo esteso, vale a
dire con la ruspa si asportarono i 45 cm. di strato arativo per una
buona porzione di campo, si ripulì la superficie e si evidenziarono
così tutte le parti antropizzate. Verso la fine della campagna di
scavo, vicino al bordo che delimitava lo scavo stesso, grattando il
piano incominciò ad apparire una macchia antropizzata molto scura,
allargammo lo scavo per seguire il suo andamento: si trattava di un
pozzo di due metri di diametro risultato anche di 2 m di profondità.
Cominciammo a scavare e recuperammo in questo pozzo, tra le altre cose,
due altri frammenti di statuette, ma questo successe l'anno seguente,
perché per questo anno, dovemmo chiudere senza terminare lo scavo.
1977, 1978,
1979: SI ESPLORA UN'AREA DI OLTRE 3000 METRI QUADRATI
Nel 1977, 1978 e
nel 1979 si effettuarono scavi estesi, cioè con la pala meccanica si
asportò tutto lo strato di arato, per una buona porzione di campo, si
pulì a mano tutto lo scavo, si misero in luce tutte le strutture, il
piano di calpestio e la rete di canaline, risultate quasi tutte di
periodo Romano. Complessivamente in queste cinque campagne di scavo
esplorammo un'area di più di 3.000 metri quadrati, su un'area presunta
dell'insediamento di circa 30.000 metri quadrati. I pezzi recuperati
sono ora esposti in museo, i dati ottenuti, sia dallo studio dei
materiali, che dalle analisi effettuate dei pollini, delle ossa, dei
carboni per la datazione al radiocarbonio, sono stati tutti pubblicati.
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